Unesco: Usa ed Israele perdono diritti di voto

L’influenza americana su cultura, scienza ed educazione nel mondo ha subito un duro colpo. L’Unesco ha sospeso il diritto di voto agli Stati Uniti.
A motivare il provvedimento, che contestualmente colpisce anche Israele, è il mancato rispetto di una scadenza decisiva per il pagamento dei contributi finanziari all’organizzazione.

La scelta da Parigi, quartier generale dell’Unesco, è arrivato dopo due anni di mancati pagamenti da parte di Israele e Usa: una decisione che Washington aveva assunto in segno di protesta per l’ammissione della Palestina quale membro dell’organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. Dal 2011 ad oggi, ben 80 milioni di dollari all’anno sono venuti meno all’Unesco – il 22 percento dell’intero budget – che sull’orlo di una crisi finanziaria, negli ultimi due anni, è stata costretta a tagliare o ridurre le iniziative portate avanti dagli Stati Uniti, tra cui i programmi di sensibilizzazione all’olocausto e le ricerche sugli tsunami.

Una voce più debole all’interno dell’Unesco preoccupa non di poco Washington, che teme l’accrescersi di sentimenti anti-israeliani tra i membri dell’organizzazione, dove la critica araba per questioni territoriali nei confronti di Israele parrebbe aver preso campo. In molti esprimono, inoltre, preoccupazione per una presenza meno incisiva nei programmi internazionali, che puntano a combattere gli estremismi promuovendo l’uguaglianza di genere e la libertà di stampa.

“Stiamo perdendo la nostra capacità di imporci” ha affermato Phyllis Magrab, commissario nazionale Unesco degli Stati Uniti. Sostegno agli Usa arriva, invece dall’Ambasciatore israeliano Unesco, Nimrod Barkan, che all’Associated Press dichiara di sostenere la decisione Usa circa la sospensione dei contributi, schierandosi “contro la politicizzazione dell’Unesco e di qualsiasi altra organizzazione internazionale, attraverso l’ammissione di un paese che non esiste quale la Palestina”.

A livello mondiale, l’Unesco è nota per il suo programma di protezione della cultura con i suoi siti patrimonio dell’umanità, che includono anche la Statua della Libertà e Timbuktu (Mali). Ma il suo ruolo principale, così come elaborato dagli Stati Uniti che nel 1946 contribuirono a fondarla, è quello di organizzazione antiestremista. Dall’accesso all’acqua potabile all’istruzione delle giovani donne, dal debellamento della povertà alla fornitura di strumenti creativi per resistere alle dittature più feroci, l’agenzia culturale si contraddistingue per i propri programmi in ambito di politica internazionale. Programmi oggi a rischio per carenza fondi, come quello che puntava a ripristinare i sistemi idrici in Iraq. In pericolo ci sono poi i programmi che educano alla tolleranza etica e alla non violenza in Africa.

da: http://america24.com/news/unesco-usa-ed-israele-perdono-diritti-di-voto?refresh_ce

 

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