Mali, non si placa la furia degli islamisti. Con zappe e scalpelli contro i santuari

A Timbuctu continua la distruzione dei mausolei. Le autorità del Paese chiedono l’intervento delle Nazioni Unite. Dal Marocco un appello agli stati arabi affinchè si fermi la distruzione. Corte penale internazionale: “Crimine di guerra”

Mali, non si placa la furia degli islamisti Con zappe e scalpelli contro i santuari(ansa)

TIMBUCTU – Zappe e scalpelli. Una furia iconoclasta che si abatte sulle tombe dei santi musulmani. A Timbunctu continua la distruzione dei mausolei da parte degli islamisti. Un giornalista locale ha riferito di aver visto decine di filo-qaedisti dirigersi verso il cimitero di Djingareyber, nel sud dell’antica città carovaniera, dal 1998 patrimonio mondiale dell’umanità. “Sono vicino al mausoleo di Cheick el-Kebir: lo stanno distruggendo”, ha raccontato l’uomo che ha voluto rimanere anonimo. Gli islamisti prendono di mira i santuari considerati l’eredità di un mondo idolatra. “Gridavano ‘Allah akbar’, Dio è grande, e hanno detto che volevano distruggere le tombe. Eravamo in molti a guardare la distruzione del mausoleo. Ma non possiamo fare nulla contro questi pazzi”.

Intanto, si è mosso il procuratore della Corte penale internazionale, Fatou Bensouda, definendo “crimine di guerra”, e per questo perseguibile dalla Cpi, la distruzione dei mausolei.

Il cimitero oggetto delle violenze si trova a sud di Timbuctu, nel sobborgo dell’omonima moschea di Djingareybe, fatta costruire nel 1327 dal sultano del Mali Kankan Moussa, di ritorno da un pellegrinaggio alla Mecca. I miliziani qaedisti che da marzo, dopo il colpo di Stato a Bamako, occupano il nord del Mali, vogliono un’applicazione rigorosa della ‘sharia’ e considerano ‘haram’ (proibito) ogni forma di adorazione politeista, che metta cioè accanto a Dio altri ‘santi’, sia pure uomini pii e devoti; e dunque i santuari sono considerati idolatri. “Dio è unico. Tutto questo è ‘haram’.
Che cos’è l’Unesco?”, ha detto ieri un portavoce di Ansar Dine, uno dei gruppi legati ad al-Qaeda che hanno occupato il nord del Mali, approfittando del caos a Bamako. A marzo un colpo di Stato nella capitale maliana ha spianato la strada ai ribelli tuareg separatisti (tra l’altro discendenti di coloro che nel V sec. fondarono Timbuctu) che hanno così acquisito il controllo di un’area più grande della Francia. Poche settimane più tardi, però, ad aprile Ansar Dine, un gruppo qaedista che combatteva al loro fianco, ha preso il sopravvento e scalzato i tuareg da tutte le posizioni di potere. Adesso il timore della comunità internazionale è che gli islamisti di Ansar Dine trasformino questa sterminata zona desertica in una roccaforte per le attività terroristiche quaediste.

Sabato, all’indomani della decisione dell’Unesco di dichiarare la città come un sito in pericolo di estinzione a causa della perdurante violenza, alcuni gruppi di miliziani hanno distrutto almeno tre mausolei. Il ministro della Cultura e del turismo del Mali, Diallo Fadima Toure, ha chiesto all’Onu di fare qualcosa per preservare il patrimonio artistico-culturale del suo Paese: “Il Mali esorta le Nazioni Unite affinchè prendano misure concrete per fermare questi crimini contro il patrimonio culturale del mio popolo”, ha detto Toure nel corso della riunione annuale dell’Unesco, a San Pietroburgo. Oltre a tre moschee storiche, Timbuctu è sede di 16 cimiteri e mausolei, secondo il sito dell’Unesco. E il Marocco chiede un intervento degli stati islamici.

Pubblicato su http://www.repubblica.it/esteri/2012/07/01/news/mali_non_si_placa_la_furia_degli_islamisti_con_zappe_e_scalpelli_contro_i_santuari-38319859/

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