Paestumanità: un appello all’umanità per salvaguardare il sito Unesco di Paestum

GIOVEDÌ 03 MAGGIO 2012 08:40

DI DANIELA VITOLO

Scavi_Paestum

Quando nel 1829 l’ingegnere Raffaele Petrilli fece passare all’interno delle mura antiche di Paestum, a ridosso degli scavi la strada che avrebbe collegato Salerno alla Calabria, era forse convinto di poter offrire ai passanti una suggestiva veduta sulla città antica. Nel 1831 l’ingegnere venne processato per lo scempio commesso: la strada, che attraversava le mura da Nord a Sud, aveva distrutto Porta Aurea, l’Agorà Greca, l’Anfiteatro Romano e il Foro Romano. La strada, tuttavia non fu rimossa.

Da quel 1829 sono passati 183 anni, durante questo tempo la strada, attualmente via Magna Grecia, ha continuato a segnare il limite tra quella parte di città antica riportata alla luce e visitabile e il resto ancora sottoterra. Se da un lato della strada è possibile ammirare i templi, dall’altro ci si imbatte in terreni privati, abitazioni, bar ristoranti e negozi, parcheggi, la stazione ferroviaria fatiscente e il Museo, costruito nel 1952.

Nel 1957 fu approvata una legge che stabiliva una zona di rispetto -mille metri all’esterno dell’antica cinta muraria- entro la quale era stabilito il divieto di edificare. Ma questo non è stato sufficiente né a dare vita ad un recupero della città antica né a impedire che la situazione peggiorasse. Degrado e abusivismo edilizio caratterizzano l’intera area compresa tra le mura antiche dove, su 120 ettari di terreno, circa il 90% è di proprietà privata. Questo impedisce chiaramente qualsiasi intervento di recupero e conservazione della zona poiché la sovrintendenza non può intervenire su suoli privati.

È in questo contesto che Legambiente ha dato vita a Paestumanità, Comprare Per Salvaguardare. Il progetto,rivolto a tutti, è una operazione di azionariato popolare: chiunque volesse partecipare può aderire alla raccolta fondi volta all’acquisto dei terreni privati che, una volta comprati dalla comunità potrebbero essere custoditi.

Nessuna volontà di contrasto con la Sovrintendenza precisano da Legambiente alla quale anzi <<Riconosciamo un lavoro positivo per quanto riguarda la tutela dell’area archeologica di proprietà dello Stato, che è quella visitabile – dice Valerio Calabrese presidente di Legambiente Battipaglia – Il problema nasce nel resto dell’area archeologica perché  soprattutto lì c’è una tutela deficitaria. Questo anche perché i suoli non sono di proprietà dello Stato quindi non sono direttamente nella sfera della sovrintendenza. Quello  che noi possiamo fare è in qualche modo coadiuvare la sovraintendenza acquistando questi terreni, ponendoli sotto tutela, e lo facciamo noi con i volontari, con i campi, per poi metterli a disposizione della ricerca, dello studio, della valorizzazione>>.

 

Il Levante ha avuto l’occasione di incontrare Valerio Calabrese e Valentina Del Pizzo, organizzatori di Legambiente per il progetto “Pestumanità”

Come è nata l’idea del progetto?

Valentina: L’idea del progetto è nata dal circolo Legambiente Free Wheeling Paestum e quindi da persone che da 20 anni si impegnano per la tutela del territorio pestano. Si tratta di un circolo che da almeno 12 anni tutela un’area, che è l’Oasi Dunale di Torre di Mare, che è l’ingresso da mare della città antica. Nell’Oasi Dunale, abbiamo attuato il progetto Amici dell’Oasi Dunale di Paestum: una rete di fruitori di quest’area che in qualche modo ci aiutano anche a mantenerla, a pulirla, a valorizzarla. Questo è stato in qualche modo un primo passo non previsto verso Paestumanità. L’area di Torre di Mare è l’ingresso naturale all’area archeologica di Paestum da Porta Marina. Purtroppo noi oggi non abbiamo la percezione di questa continuità perché c’è un cordolo di cemento, di strutture abusive, che separano l’area marina, con la duna e la pineta, dalle mura antiche . Quindi dall’Oasi Dunale a Paestumanità il passo è breve. Paestumanità è un’operazione di azionariato popolare ma soprattutto un’azione di tutela di un paesaggio.

Come hanno reagito le persone che dovrebbero vendere le terre?

Valerio: I proprietari dei terreni, dai primi riscontri che abbiamo avuto, per lo più riscontri di tipo indiretto, hanno reagito anche positivamente, nel senso che alcuni sono disponibili a vendere, poi chiaramente lì diventa un rapporto tra privati, ci mettiamo d’accordo e contrattiamo con un prezzo che è quello di mercato, non lasciamo spazio a speculazioni. Lo Stato ha diritto di prelazione su quei terreni che noi ci auguriamo magari venga pure esercitato.

Una volta acquistati i terreni cosa ne fareste?

Valerio: I terreni una volta acquistati verrebbero conservati, tenuti a prato il problema è che per il momento lì si fa coltivazione intensiva, allevamento di bufale, ci sono parcheggi, giostre, discariche, rifiuti, c’è di tutto,  e noi vorremmo  semplicemente interrompere questo tipo di attività che vanno a ledere le ricchezze archeologiche sottostanti.

Valentina: Al di là del fattore archeologico c’è anche un elemento paesaggistico: lì  il visitatore non ha proprio idea di un paesaggio, di un contesto. Cercare di ripristinarlo significa far acquistare valore alla percezione d’insieme.

Valerio: Noi non ci siamo inventati niente perché ci sono studiosi e storici che lo dicono da anni. Semplicemente abbiamo fatto quello andava fatto, quello che doveva fare un’associazione, cioè lanciare una provocazione e allo stesso  tempo un’operazione concreta di tutela di quell’area. Quanto meno il minimo che fa questo progetto è una vera azione di marketing territoriale perché  dice a miglia, a milioni di persone, che a Paestum che c’è una situazione  da tutelare, da valorizzare.

Valentina: Ci avvaliamo di uno studio della soprintendenza. Lo studio di fattibilità di  Emanuele Greco, che è il direttore della Scuola Archeologica italiana di Atene e collabora costantemente con il Museo di Paestum,ha dotato la comunità di questo strumento. Ora, se la comunità in un a presa di coscienza vuole dare il proprio contributo affinché questo strumento si concretizzi,  questo non contrasta con le finalità del mondo accademico o scientifico.

Valerio: Va detto che a quanto sembra la città si conosce per intero, quindi acquistarla non implica per forza tirarla fuori, anche perché poi sorgerebbe un problema legato alla conservazione. Però quanto meno la si può tutelare. L’agricoltura rovina quello che c’è, gli aratri hanno graffiato i mosaici dei pavimenti perché i resti della città sono molto superficiali, con l’irrigazione intensiva in quei terreni il suolo si è abbassato di 50 cm in 50 anni. Per non parlare poi di quello che ha fatto l’uomo anche prima della legge di tutela cioè la strada borbonica

Valentina  Lo studioso Mello dice che la strada borbonica ha inaugurato una strana collusione tra interessi privati e finalità sociali. Quindi quello sfregio che taglia la città antica ha favorito anche il perdurare della proprietà privata e il nascere di alcune attività commerciali,che invece potrebbero tranquillamente essere spostate fuori. Nel 2001 Emanuele Greco proponeva, attraverso lo studio di fattibilità, di spostare le attività commerciali fuori dall’area archeologica: proponeva quindi una vera e propria operazione di marketing territoriale che restituirebbe unitarietà al contesto

Chi volesse partecipare che cosa deve fare?

Basta andare sul sito dedicato all’iniziativa http://www.paestumanita.org e consultare la pagina ‘Aderisci -Buona Azione’ in questa pagina chi vuole aderire troverà un modulo che va compilato in tutte le sue parti. Successivamente si fa un bonifico del valore pari al numero di buone azioni che si intende acquistare indicando la data del bonifico. Una ‘buona azione’ costa 50 euro, con il versamento a noi arriva la comunicazione e spediamo a casa del nostro nuovo sostenitore le buone azioni, cioè i titoli che ha acquistato con la ricevuta ed entra nella nostra piccola comunità.

Valerio Fin’ora hanno aderito già oltre 100 persone tra queste giornalisti, scrittori, personalità del mondo della cultura, dell’archeologia come Gillo Dorfles, Giovanni De Luna, Gian Antonio Stella, Franco Arminio, e dello spettacolo come Charlie Gnocchi.

Al di là delle persone note che reazioni avete raccolto tra la gente?

Valentina: Molte persone stanno aderendo e questo è significativo della voglia che c’è di partecipazione di cui le istituzioni dovrebbero tener conto. Questo è secondo me l’aspetto più bello del progetto perché le persone hanno voglia di assumersi una responsabilità  e questo è un bene in un momento in cui si vive un po’ nel sospetto riguardo alle istituzioni, si tende molto a delegare, a dire ‘non sono stato io’, invece in questo caso c’è la voglia non solo di assumersi una responsabilità e di partecipare ma anche in qualche modo di mettersi in gioco, di controllare poi quello che succede in futuro rispetto a questi fondi, è anche un’operazione di trasparenza ed è importante di questi tempi.

Valerio La forza di questo progetto sta nella partecipazione delle persone, e sull’autocontrollo sul progetto. Ciascun aderente diventerà anche il primo controllore di come saranno spesi i fondi, e di come sarà portata avanti la tutela. E poi la replicabilità: noi lanciamo questo progetto su Paestum ma domani chiunque altro potrà lanciarlo su un altro bene culturale. La singolarità di questo progetto sta nel fatto che è il primo teso alla tutela di un bene patrimonio dell’umanità: è l’umanità che si riappropria di un suo bene che l’Unesco ha sancito come tale e che deve ancora essere scoperto, in pochi sanno che l’area archeologica di Paestum è per oltre l’80% di proprietà privata. Noi cerchiamo di restituire all’umanità un bene che è patrimonio dell’umanità.

Pubblicato su http://www.levanteonline.net/index.php/primo-piano/approfondimenti/6632-paestumanita-un-appello-allumanita-per-salvaguardare-il-sito-unesco-di-paestum.html

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